cultura
Prima della Nike Air e delle Yeezy: come PUMA ha riscritto le regole dello sport

Borchie intercambiabili, pelle di canguro, la prima firma NBA e persino uno smartwatch ante litteram: PUMA ha riscritto le regole dello sport molto prima che fosse di moda farlo.
Quando si parla di innovazione nella calzatura sportiva, la mente va quasi sempre agli stessi nomi. Eppure c'è un brand che ha anticipato tendenze e tecnologie con decenni di anticipo, spesso senza ricevere il riconoscimento che meritava. Puma non è solo un logo sulla felpa o una silhouette lifestyle che gira sui social: è un laboratorio di sperimentazione con quasi ottant'anni di storia alle spalle.
Tutto comincia nel 1950, sul campo da calcio. La prima scarpa rilevante è l'ATOM, ma è il 1952 a segnare davvero una svolta: arriva la SUPER ATOM, con un plantare anatomico e borchie a vite intercambiabili. Per la prima volta un calciatore poteva adattare la scarpa alle condizioni del terreno. Oggi sembra scontato, allora era rivoluzionario. Rudolf Dassler aveva lavorato al progetto insieme a Sepp Herberger, il ct della Germania Ovest.
Gli anni Cinquanta e Sessanta portano altri primati. Nel 1958 debutta il boot 'Weltmeister', primo modello a utilizzare pelle di canguro: sottilissima, flessibile, resistente. Qualche anno dopo, Puma copre la tomaia con una gomma a superficie ruvida, con micro-rilievi sul puntale e sulla zona di calciata. L'obiettivo è aumentare l'attrito con il pallone, anticipando il concetto di power boot che esploderà solo negli anni Novanta. Nel 1966, sulle orme del Mondiale e della leggenda di Eusébio, nasce la PUMA KING: prima scarpa da calcio con suola in nylon, apripista dell'era ultraleggera.
Sull'atletica, la storia è ancora più controversa. Alla fine degli anni Sessanta le piste in cenere vengono sostituite dal tartan sintetico: cambiano le esigenze, cambiano i chiodi. Puma risponde con il TAHOE Brush Spike, un'assoluta anomalia: niente lacci, chiusura in velcro, e al posto dei tradizionali chiodi ben 68 setole da 4mm. Nelle settimane che precedono le Olimpiadi di Città del Messico del 1968, sprinter americani abbattono diversi record mondiali con questa scarpa, incluso il primo 200m sotto i 20 secondi. Poi, in una decisione che fa ancora discutere, gli organizzatori dichiarano le setole illegali e cancellano retroattivamente quei record. Puma perde i titoli ma vince in credibilità: era già avanti a tutti.
Lo stesso 1968 regala un'altra innovazione che oggi vediamo su quasi tutte le scarpe moderne: il taglio sul tallone per alleggerire la pressione sul tendine d'Achille. La tecnologia, chiamata Fers-O-Til, nasceva come risposta medica a un problema reale degli atleti. Da soluzione anatomica è diventata un elemento estetico iconico: quel dettaglio bianco sul retro delle scarpe Puma che riconosciamo ancora oggi.
Negli anni Settanta e Ottanta il brand si sposta sul basket e sul tennis. Nel 1971 nasce la PUMA CLYDE, prima scarpa signature della storia NBA, firmata insieme a Walt 'Clyde' Frazier. Nello stesso anno arriva la Pelérina, primo scarpino da calcio progettato specificamente per le donne, decenni prima che il concetto di 'female-specific' diventasse mainstream nel mondo dello sport. Nel 1985 Boris Becker vince Wimbledon a 17 anni con la racchetta Puma Power Control System, dotata di manico a lunghezza regolabile per personalizzare la presa. E sempre nel 1985 arriva forse l'invenzione più visionaria di tutte: la RS Computer, scarpa da running con microchip integrato nel tallone, capace di tracciare velocità, distanza e calorie. I dati si scaricavano su un computer desktop. Era il 1985. Gli smartwatch sarebbero arrivati trent'anni dopo.
Per il pubblico italiano, questa storia ha una dimensione concreta: molte di queste silhouette storiche sono tornate in produzione come modelli lifestyle e sono disponibili nei principali retailer europei, spesso a prezzi accessibili rispetto ad altri brand. La PUMA CLYDE, la KING e le varianti RS si trovano regolarmente sugli scaffali italiani, sia fisici che online. Non si tratta di release a tiratura limitata con bot e raffles: sono scarpe con una storia vera, che vale la pena conoscere prima di indossarle. Puma sta raccontando questo archivio in una serie in due parti — la seconda si concentrerà sugli anni Novanta e oltre. Vale la pena seguirla.
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