cultura

Reebok Club City: quando la sneaker entra nei negozi di dischi

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Reebok Club C 85 Vintage bianca su sfondo che richiama l'estetica dei negozi di dischi, con poster e grafica anni Novanta
Foto: Reebok EU

Reebok ha scelto Milano e la sua scena musicale per lanciare Club City, un progetto che collega la Club C 85 Vintage alla cultura dei club e dei dischi.

Milano ha ospitato il primo capitolo di Club City, un progetto di Reebok che prova a costruire un legame concreto tra la sneaker e la cultura musicale di club. Protagonista dell'evento è stata la Club C 85 Vintage, una scarpa che nella scena elettronica europea degli anni Novanta e dei primi Duemila era praticamente un'uniforme. Scegliere Milano per partire ha senso: la città ha una scena musicale notturna con radici profonde, e un pubblico che quella scarpa la conosce da decenni, non perché sia tornata di moda, ma perché non è mai davvero andata via.

L'evento si è svolto durante la Milan Music Week, all'interno di Serendeepity, uno dei negozi di dischi più riconoscibili della città. La curatela era affidata a Raissa Pardini, artista visiva con un lavoro legato da tempo all'estetica dei club e della musica elettronica. Pardini ha allestito la mostra con poster da parete, materiali da distribuire e una linea di merchandising che includeva felpe e t-shirt con le sue grafiche. Niente di accidentale nella scelta dello spazio: un negozio di dischi, non una boutique o uno showroom, è il luogo dove quel tipo di connessione tra moda e musica esiste già naturalmente.

La Club C 85, nata come scarpa da tennis a metà degli anni Ottanta, ha una storia curiosa nel guardaroba europeo. Non è diventata un simbolo della club culture per via di una campagna marketing, ma perché era pulita, economica, bianca e discreta abbastanza da stare sotto qualsiasi outfit da dancefloor. In questo senso è diversa da molte sneaker che oggi vengono associate alla scena musicale in modo costruito a posteriori. Il legame era reale, vissuto, e Reebok sta cercando di raccontarlo con Club City invece di semplicemente ristampare la scarpa con un'etichetta retrò.

Dal comunicato ufficiale emerge che il progetto potrebbe espandersi ad altri centri europei nel corso del 2024, sempre seguendo il filo dei negozi di dischi e dei locali storici legati alla musica. Non ci sono conferme su quali città, né su date o modalità precise. La formula sembra però chiara: un evento locale, uno spazio culturale autentico, un artista o curatore radicato nella scena del posto. Se il modello milanese dovesse replicarsi, potremmo vedere tappe a Berlino, Amsterdam o Londra, tutte città dove la Club C 85 ha una storia altrettanto densa.

Per chi segue le release dal punto di vista italiano, vale la pena chiarire cosa Club City è e cosa non è. Non si tratta di un drop limitato o di una collaborazione con SKU dedicato, almeno non in questa fase. È un progetto culturale che ruota attorno alla Club C 85 Vintage già in catalogo, arricchito da merchandising esclusivo realizzato per gli eventi. I pezzi mostrati da Serendeepity non risultano disponibili sul sito Reebok EU con una pagina prodotto dedicata: se fossero stati messi in vendita separatamente, la fonte non lo indica.

La Club C 85 Vintage è comunque acquistabile su reebok.eu con prezzi che si aggirano intorno ai 90 euro nella versione standard. La scarpa è ben distribuita anche in Italia, sia online che in alcuni retailer fisici. Non è una novità difficile da trovare, il che è parte del punto: Reebok non sta costruendo hype su una scarsità artificiale, ma provando a dare a una silhouette da lifestyle un contesto narrativo più solido.

Per il pubblico italiano, l'aspetto più interessante potrebbe essere proprio il format dell'evento in sé. La collaborazione con uno spazio come Serendeepity mostra una lettura del mercato milanese abbastanza precisa: non si è puntato sullo streetwear tradizionale o su una sneaker boutique, ma su un contesto culturale dove la scarpa ha senso da sola. Se Club City dovesse tornare a Milano o toccare altre città italiane, sarebbe utile tenere d'occhio i canali social del brand e i profili dei curatori coinvolti, che spesso anticipano gli appuntamenti con più anticipo rispetto alle comunicazioni ufficiali.

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