cultura
Puma Kids Back to School 2026: comfort, colore e due clienti da convincere insieme

I bambini sanno già cosa vogliono indossare. Puma lo ha capito e dal 2026 ha una VP dedicata al segmento Kids: ecco cosa sta cambiando.
Da aprile 2026 Puma ha una Vice President dedicata esclusivamente al segmento bambini: si chiama Emily Müller-Lennox e ha le idee chiare su dove sta andando il mercato. Il momento del back to school, spiega, non è solo un picco stagionale di vendite: è uno dei pochi appuntamenti fissi in cui genitori e figli si trovano a decidere insieme cosa comprare, spesso con priorità molto diverse.
La sfida vera, secondo Müller-Lennox, è convincere due pubblici contemporaneamente. I bambini mettono al primo posto il comfort: se una scarpa fa male o è scomoda, la tolgono e difficilmente la rimetteranno. Subito dopo conta l'aspetto, perché l'abbigliamento è già per loro un modo di esprimere cosa gli piace e con cosa si identificano. I genitori, invece, guardano alla qualità, alla funzionalità e al rapporto qualità/prezzo. Il prodotto ideale è quello che il bambino vuole davvero e che il genitore ritiene valga la spesa.
Un aspetto interessante che emerge dall'intervista riguarda i modelli di riferimento. Per i più piccoli funzionano ancora i personaggi animati: le collezioni Puma x Transformers e Puma x Dora the Explorer ne sono l'esempio diretto. Per i più grandi, invece, contano gli atleti. LaMelo Ball viene citato esplicitamente come caso riuscito: il suo stile colorato e diretto attrae i ragazzi senza che il brand debba costruire una comunicazione specificamente pensata per loro. Lo guardano già da soli.
Sul fronte delle tendenze, Müller-Lennox identifica due movimenti paralleli. Il primo è il multi-uso: in un periodo in cui il costo della vita sale, un prodotto che funziona dalla scuola all'allenamento ha un valore aggiunto reale. Il secondo è il ritorno alla giocosità, dopo anni di aesthetic sobri e quasi minimal anche nel segmento bambini: tornano colori, pattern, charm e dettagli. Puma, in questo senso, punta a proporre la stessa identità che ha nel mercato adulti, adattata nelle taglie e nei fit, non una versione separata e infantilizzata del brand.
Un punto che vale la pena sottolineare riguarda le differenze geografiche. L'intervista è un comunicato ufficiale Puma e non entra nel dettaglio della distribuzione per singolo mercato. Müller-Lennox accenna però al fatto che le esigenze variano paese per paese: in alcune scuole servono scarpe nere o bianche, in molti paesi europei esistono specifiche scarpe da ginnastica per le ore di sport scolastico. In Italia, dove l'abbigliamento sportivo per l'uso quotidiano ha una diffusione capillare grazie alla rete di negozi multibrand e all'e-commerce, la collezione back to school Puma è già disponibile sullo store ufficiale e presso i principali rivenditori autorizzati. Prezzi e colorway specifici dipendono però dalla fascia d'età e dal modello scelto: non esiste un listino unico comunicato nella fonte.
La VP riconosce anche che il brand ha storicamente sottovalutato il segmento sport nel Kids. Calcio a parte, dove Puma è già presente con risultati solidi, basket e training devono ancora crescere. Negli Stati Uniti il basket ha già funzionato, ma in Europa il percorso è ancora in costruzione. Per l'Italia, un paese in cui il calcio domina il mercato sportivo giovanile, questa è probabilmente la categoria più naturale da presidiare, anche se la fonte non fornisce dati specifici sulla distribuzione italiana.
L'impressione generale che si ricava è quella di un brand che sta cercando di trattare il segmento bambini con la stessa serietà strategica degli adulti, evitando di pensare ai piccoli consumatori come a un pubblico passivo. Come dice Müller-Lennox: i bambini ragionano più di quanto molti adulti credano, e di solito hanno una ragione precisa per volere o rifiutare qualcosa. Per chi lavora nel settore del fashion giovanile in Italia, è un segnale da tenere a mente.
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