cultura

Lydia Oldham corre 500 km nel deserto con le Reebok FloatZig 1

2 min lettura
Scarpa da running tecnica su sabbia desertica con luci calde al tramonto, suola spessa e tomaia leggera
Foto: Reebok EU

500 km da Los Angeles a Las Vegas, da sola nel deserto del Mojave. Lydia Oldham li ha fatti tutti con le Reebok FloatZig 1 ai piedi.

The Speed Project non è una gara normale. Non ha un ente organizzatore, non rilascia pettorali, non ha un regolamento ufficiale. È una corsa non autorizzata che ogni anno porta ultrarunner da tutto il mondo a coprire circa 500 km tra Los Angeles e Las Vegas, attraversando il deserto della California e poi il Nevada. Si corre in staffetta oppure da soli, senza controlli, spesso di notte, su asfalto e fuoristrada. Niente punti di ristoro garantiti, niente reti di sicurezza istituzionali. Solo chilometri.

Questa edizione ha visto ventiquattro corridori affrontare la prova come solisti. Tra loro c'era Lydia Oldham, ultrarunner britannica e ambasciatrice Reebok, unica rappresentante del Regno Unito nella categoria. La sua sfida prevedeva giornate intere di corsa, dall'alba e oltre il tramonto, con un tratto notturno e senza supporto esterno attraverso il deserto del Mojave, uno dei territori più ostili del pianeta.

Ai piedi durante tutta la prova le Reebok FloatZig 1, il nuovo modello da running del brand che punta su una geometria della suola pensata per supportare la spinta in avanti e ammortizzare su superfici variabili. Reebok descrive la scarpa come adatta a chilometraggi elevati, con una costruzione che secondo il brand bilancia reattività e protezione. In un contesto come The Speed Project, dove il terreno cambia continuamente e la stanchezza si accumula ora dopo ora, la scelta della scarpa non è un dettaglio secondario: per un solista, i piedi sono tutto.

La FloatZig 1 è già disponibile sullo store europeo di Reebok, anche in Italia. Il prezzo sul mercato europeo si aggira intorno ai 140 euro, un posizionamento nella fascia media del running tecnico. Non è una scarpa da gara nel senso tradizionale del termine, ma da allenamento e distanza, il che la rende coerente con il profilo di utilizzo estremo che Oldham le ha imposto durante The Speed Project.

Dal punto di vista italiano, vale la pena inquadrare il contesto. Il fenomeno degli ultrarun non autorizzati è ancora di nicchia nel nostro paese, ma sta crescendo: le gare trail e ultra sono tra i segmenti più dinamici del running italiano degli ultimi tre anni. Vedere un brand come Reebok investire su un'atleta che partecipa a eventi fuori dagli schemi tradizionali racconta qualcosa su dove si sta spostando la comunicazione sportiva, lontano dai campionati certificati e vicino alle imprese individuali documentate sui social.

La FloatZig 1 si trova regolarmente nei principali store fisici e online attivi in Italia, incluso il sito ufficiale Reebok EU con spedizione italiana. Chi fa lunghe distanze e cerca un'alternativa ai modelli dominanti delle grandi case può trovarla sugli scaffali senza dover aspettare drop o finestre di acquisto limitate. Non si tratta di una scarpa a disponibilità limitata.

Quello che resta della storia di Oldham, al di là del prodotto, è l'immagine di una donna che percorre centinaia di chilometri in condizioni oggettivamente dure, con un team di supporto su un camper e qualche pacer, ma fondamentalmente sola contro il terreno. The Speed Project attira questo tipo di storie perché il formato grezzo, senza glamour mediatico, le rende più credibili di qualsiasi campagna pubblicitaria costruita a tavolino. Reebok lo sa e ci costruisce attorno un racconto. Che funzioni o meno dipende da quanto la scarpa regge davvero quei 500 km.

In questo articoloReebok

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